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Inquinamento da plastiche: purtroppo sempre più attuale la minaccia delle bottiglie di liquidi e bevande

La plastica che arriva negli oceani passa dai corsi d’acqua dolce, e la maggior minaccia per l’ambiente è costituita dalle bottiglie che usiamo quotidianamente per le bevande, insieme ad altri prodotti di uso comune.

Sia i corsi d’acqua che i mari e addirittura gli oceani sono sempre più inquinati da residui plastici e bottiglie di plastica galleggianti. Le bottiglie di plastica che compriamo per bere acqua e bibite tutti i giorni costituiscono la forma prevalente di inquinamento nei corsi d’acqua europei: lo afferma un recente studio dell’EarthWatch Institute e Plastic Oceans UK, denominato #PlasticReport.

Al secondo posto ci sono gli incartamenti per alimenti, tra cui quelli di patatine e snack dolci: tutte queste cose finiscono nei fiumi, insieme anche a tanti rimasugli di sigarette. I tassi d’inquinamento di queste sostanze nei corsi d’acqua stanno provocando seri danni alla fauna e la flora, e sono difficili da rimuovere una volta che finiscono nel flusso d’acqua.

Lo studio ha stimato che le buste di plastica ormai costituiscono solo l’1% dell’inquinamento nei corsi d’acqua, e questo è un esempio eclatante di quanto sia stata efficace la politica di ridurne il consumo in UK e altri paesi europei da anni, con misure che comprendono anche farle pagare a parte nei supermercati.

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Nell’ultimo periodo l’attenzione della coscienza civica e ambientale dei cittadini si è concentrata ovviamente sulla plastica e sui contenitori di cui essa costituisce la principale materia. Pochi però riflettono sul fatto che l’80% dell’inquinamento degli oceani passa per i fiumi. Molti esperti dunque ritengono che ci si debba concentrare su programmi di bonifica dei corsi d’acqua e su un’educazione civica che aiuti le persone a diminuire la dipendenza dalla plastica.

Gli autori del #PlasticReport hanno esaminato nove diversi studi sull’inquinamento dei corsi d’acqua dolce condotti in Regno Unito ed Europa, stilando una classifica delle macroplastiche (cioè gli oggetti grandi, visibili, al contrario delle fibre microscopiche dette microplastiche che sono ormai presenti virtualmente in qualsiasi forma d’acqua) a seconda della loro prevalenza. Nel report non è stata considerata l’attrezzatura da pesca e altre categorie di oggetti usati da pescatori, da poco decretati un enorme rischio per i volatili, né prodotti usati nell’agricoltura o nell’industria: il focus dello studio era la plastica usata dai consumatori comuni.

Entro questi limiti, le bottiglie di plastica sono finite al primo posto con il 14%, mentre gli incarti alimentari seguono al 12%, e ancora: scarti di sigarette (9%), contenitori per alimenti (6%), cotton-fioc (5%) e tazze da caffè a portar via (4%). Tra gli altri “protagonisti” dell’inquinamento dei corsi d’acqua sono state rinvenute grandi quantità di salviette umidificate, pannolini, assorbenti (tutte cose che non devono essere gettate nel water).
Per questo

Fonte @FoxLife

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